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Thursday, January 19, 2012

homo sapiens....mmmhhhhh

di questi tempi difficili , le relazioni umane sono completamente sospese, amici, fratelli, sorelle che non rispondono piu' per legami naturali o spontanei, non ci si puo' giustificare per come ci siamo ridotti, la verita' e' che tutto questo    lo abbiam creato noi, non gli animali, non le altre creature di questo (una volta splendido) pianeta ma solo noi , homo sapiens....mmmhhhhh cosa abbiamo in piu' agli animali???...povere creature costrette a subire una rivoluzione di habitat e forse l' estinzione grazie all'uomo.....

Monday, October 24, 2011

everyone was running to talk to him

All words in condemning Gaddafi. But everyone was running to talk to him about finance and oil and possibly camels.
                                       



Berlusconi tra gli eredi del raìs? In ballo oltre 200 miliardi


Oltre 200 miliardi di dollari. È il tesoro che Muammar Gheddafi è riuscito a nascondere all’estero. A rivelarlo è il Los Angeles Times online citando alti ufficiali dell’amministrazione libica. Quei 200miliardi di dollari arricchiscono la «torta libica». Una torta da centinaia di miliardi di dollari, legati allo sfruttamento delle risorse petrolifere ma anche alla ricostruzione del Paese. L’eredità del raìs fa gola a molti. Anche in Italia. Tra questi, ci sarebbe il Cavaliere. «Più vicina ora l’eredità del socio Berlusconi, dopo la morte di Gheddafi, che insieme all’altro socio Tarak Ben Hammar hanno la partecipazione della Quinta Communications acquistata due anni fa dalla famiglia del raìs», rimarca in proposito il senatore dell’Italia dei Valori e capogruppo del partito in commissione Esteri Stefano Pedica.
                                                                         


                                                                     




Nel 2009 Gheddafi era entrato col suo capitale nella società messa in piedi vent’anni fa da Berlusconi e Ben Hammar per la produzione e distribuzione di film. Due anni fa il coup de théâtre: Gheddafi viene inglobato nella società, da allora non risulta sia cambiato nulla - continua Pedica - anzi l’ultima precisazione è del marzo scorso, quando lo stesso BenHamnmardichiarò: «Il fondo sovrano libico Lybian Investment Authority, attraverso la società Lafi Trade, è presente con il 10% in Quinta Communications S.A, società di diritto francese controllata al 68% dal finanziere franco tunisino Tarak Ben Ammar, dove è presente anche la Fininvest, con una quota del 22% detenuta attraverso la controllata lussemburghese Trefinance». «Abbiamo le carte- insiste Pedica - e spiegheremo perché siamo convinti di essere di fronte ad un palese conflitto di interessi del presidente del Consiglio».

Da (ex) amico a erede. Affari e fondi sovrani. Petrolio e ricostruzione. Armi e infrastrutture. 140 miliardi di dollari: è l’ammontare dei contratti sottoscritti complessivamente con il regime di Gheddafi dalle 130 aziende italiane impegnate in Libia. In ordine sparso, solo per citarne alcune: Eni, Enel, Finmeccanica, Ansaldo, Iveco spa, Augusta-Westland, Alenia Aermacchi, Oto Melara, Intermarine spa, Selex Sistemi Integrati, Mbda Italia. E ancora: Telecome Alitalia, Edison e Grimaldi, Alenia Aermacchi e Martini silos, Gruppo Trevi e Impregilo, Italcementi e Astaldi, queste ultime impegnate nell’opera di infrastrutturazione della Libia, a partire dai 1.700 km della nuova superstrada Rass Ajdir-Imsaad, la cui realizzazione è stata affidata, dagli uomini del Colonnello, a imprese italiane. L’asse degli affari Tripoli-Roma investe anche le Banche, settore sul quale la Libia ha messo gli occhi e anche molti soldi. La Libyan Investments Autorithy - il braccio finanziario di Gheddafi nato con lo scopodi gestire i proventi del petrolio - ha incrementato (2010) la propria partecipazione in Unicredit, facendo così lievitare l’intera compagine libica oltre il 7,5%, visto che la Banca Centrale Libica e la Libyan Arab Foreign Bank sono insieme titolari del 4,98%.Nel 2002 il fondo Lafico ha acquistato il 5,31%della Juventus calcio, corrispondente a circa 6,4 milioni di euro in azioni. Nel 2009 la partecipazione è salita al 7,5 per cento. Il fondo libico possiede azioni di Mediobanca per 500 milioni di dollari, e il26%di Olcese, un’azienda tessile. Nel 2000 il fondo è tornato a investire in Fiat, acquistando il 2% delle azioni della fabbrica automobilistica.

Oggi la Libia possiede una quota di Fiat di poco inferiore al 2%. Dalle banche alle costruzioni. La voce più importante è quella relativa all’Autostrada sulla costa mediterranea libica: il Trattato di amicizia - sottoscritto nell’agosto 2008 da Berlusconi e Gheddafi - prevede che Romaversi a Tripoli 5 miliardi di dollari per la realizzazione dell’opera alla quale partecipano 21 imprese italiane. Sempre nel settore, è da registrare che a Lybian Development Investment Co si è associata con l’Impregilo Lidco, che ha ottenuto contratti per 1 miliardo di euro per la costruzione di tre centri universitari e infrastrutture a Tripoli e Misurata. Venti miliardi di dollari: è quanto ha investito l’Eni in Libia. Negli ultimi 10 anni la società petrolifera italiana ha investito lì 50 miliardi di dollari. Nel2009 Finmeccanica ha sottoscritto un memorandum d’intesa col governo libico per la cooperazione in un vasto numero di progetti in Libia, Medio Oriente e Africa.

L’accordo prevede la creazione di una joint venture di cui faranno parte Finmeccanica e il fondo Lafico. Da gennaio iI fondo Lia detiene il 2,01% di Finmeccanica. La società italiana ha vinto diversi contratti d’appalto in Libia, tra cui uno del valore di 247 milioni di euro per la costruzione di una ferrovia. Nel gennaio 2008 Alenia Aeronautica, altra società del gruppo Finmeccanica, ha siglato con il ministero dell’Interno libico un contratto daoltre31milioni di euro per la fornitura del velivolo da pattugliamento marittimo ATR-42MP Surveyor. La nuova Libia dovrà dotarsi di regole sulla concessione di appalti petroliferi e non deve affidarsi a scelte politiche. Il monito viene dal primo ministro del Cnt, Mahmoud Jibril. «Avviso il nuovo governo che le regole economiche dovrebbero essere la Regola. È molto pericoloso avere contratti politici». Tutti i contratti saranno mantenuti, ripete il ministro Frattini. Ma sono in molti a dubitarne.

Another version , why they want Gheddafi died....

Gheddafi mustly be die when was captured, so many years he was in busineess with many countrys and busineesman  , maby  someone was scare if he was captured live and can talk about....what about his investment around the world??where that money gone now??and what about the libya oil he sale before for his country? someone get it free now??

Saturday, October 22, 2011

WHAT THEY DO NOT TELL YOU ON TV ABOUT LIBYA


WHAT THEY DO NOT TELL YOU ON TV ABOUT LIBYA

Menginformasikan Untuk Resist
Sebelum mengatakan apa pun di Libya, Anda HARUS melihat film dokumenter ini. 


18+)tutti hanno voluto questa guerra , ed ora se ne lavan le mani per aver assassinato un uomo come nemmeno si scanna una bestia!!!..

tutti hanno voluto questa guerra , ed ora se ne lavan le mani per aver assassinato un uomo come nemmeno si scanna una bestia!!!..

18+)



LIBIA
Morte di Gheddafi: il nuovo governo sotto accusa. La Nato si autoassolve
I video mostrano che il rais ha subito un linciaggio e l’esecuzione. Oggi l’autopsia, mentre centinaia visitano la cella frigorifera dove è deposto. La tribù di Gheddafi ne chiede la salma per seppellirla secondo i canoni dell’islam. Ma il governo di transizione è indeciso se sbarazzarsi del corpo o seppellirlo in un luogo segreto. La Nato: la morte di Gheddafi non è mai stata un nostro obbiettivo. Le critiche della Russia.

(18+) Morte di Gheddafi: il nuovo governo sotto accusa. La Nato si autoassolve


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(18+) 








Informare Per Resistere..Prima di dire qualsiasi altra cosa sulla Libia, DOVETE visionare questo documentario. E farlo visionare a tutti

 Prima di dire qualsiasi altra cosa sulla Libia, DOVETE visionare questo documentario. E farlo visionare a tutti i vostri contatti.Maledetta Primavera", documentario di Fulvio Grimaldi, giornalista ex BBC, ex Liberazione, scrittore, documentarista, attore, su quella che viene definita come "Primavera Araba".


Sunday, October 2, 2011

Obama Can Kill Anyone He Wants To


  
 
Extrajudicial Executions
Obama Can Kill Anyone He Wants To

By Robert Dreyfuss

September 30, 2011 "
The Nation" - -Now we know what embattled Yemeni President Saleh meant when he cryptically told reporters from the Washington Post and Time yesterday: “We are fighting the al-Qaeda organization in Abyan [in Yemen] in coordination with the Americans and Saudis.” The defiant Saleh, who’s long promoted himself as an asset in America’s seemingly nonstop Long War on Terrorism (LWT), apparently knows what he’s talking about. Hours later, Yemen’s military announced that a missile strike had killed Anwar al-Awlaki, the bombastic, American-born Islamist who’s been linked to Al Qaeda and to recent terrorist attempts against the United States.
He’s not exactly Osama bin Laden, whose takedown in Pakistan in April helped spark the current U.S.-Pakistan confrontation. But Awlaki’s assassination, and that’s what it was, is a signal that the Obama administration intends to pursue the LWT to the ends of the earth, regardless of the consequences, even if it means an extra-judicial killing of an American citizen.

Not that killing non-citizens is kosher, but killing an American isn’t. Still, rules are rules, and American citizens are supposed to have legal and civil rights that protect them from political or prosecutorial assassinations, even if they’re bad guys. Apparently, no longer. Still, Awlaki’s killing comes as no surprise, since the Obama administration long ago deemed him kill-worthy. As the Wall Street Journal points out, the CIA tried to kill Awlaki recently: “The U.S. narrowly missed Mr. Awlaki in a failed assassination attempt back in May. U.S. drones fired on a vehicle in the southern Yemen province of Shebwa that the cleric had been driving in earlier the same day.”
Since then, the United States has vastly expanded its Predator and Reaper drone capability far beyond Afghanistan and Pakistan, setting up bases on Indian Ocean islands and targeting Yemen, Somalia and other countries.

The killings were first announced by the Yemen defense ministry and its military, ironic in that the entire country of Yemen is perched at the brink of a civil war in which its establishment, including its military command, has divided loyalties. Not only Awlaki, but another American citizen was killed in the U.S.-orchestrated attack, too:

“Yemen's Defense Ministry said another American militant was killed in the same strike alongside al-Awlaki — Samir Khan, a U.S. citizen of Pakistani heritage who produced ‘Inspire,’ an English-language al-Qaida Web magazine that spread the word on ways to carry out attacks inside the United States.”

Awlaki was born in New Mexico, and he was linked to the Fort Hood shootings at a military base in Texas and to the attempted Times Square bombing, though his exact in role in those and other cases is unclear, that is, whether he masterminded or organized them or simply served as a kind of spiritual mentor to people who were planning acts of violence anyway. The point is, no judicial case has been made against Awlaki, he hasn’t been formally accused in those events or others, the charges against him have never been proved in court. He was deemed guilty by the CIA and the U.S. national security apparatus, and the sentence of death was carried out.

Speaking to the Wall Street Journal, a senior U.S. official said: “His death takes a committed terrorist, intent on attacking the United States, off the battlefield. Awlaki and AQAP [Al Qaeda in the Arabian Peninsula] are also responsible for numerous terrorist attacks in Yemen and throughout the region, which have killed scores of Muslims.” Of course, whether Awlaki and AQAP have killed scores of Muslims or not isn’t the point: unless the Obama administration truly wants to arrogate to itself the role of World Policeman, it shouldn’t be in the business of executing, extra-judicially, anyone it wants to, whether they’re guilty of killing Muslims, Hindus, Jews, or Christians.