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Monday, October 24, 2011

everyone was running to talk to him

All words in condemning Gaddafi. But everyone was running to talk to him about finance and oil and possibly camels.
                                       



Berlusconi tra gli eredi del raìs? In ballo oltre 200 miliardi


Oltre 200 miliardi di dollari. È il tesoro che Muammar Gheddafi è riuscito a nascondere all’estero. A rivelarlo è il Los Angeles Times online citando alti ufficiali dell’amministrazione libica. Quei 200miliardi di dollari arricchiscono la «torta libica». Una torta da centinaia di miliardi di dollari, legati allo sfruttamento delle risorse petrolifere ma anche alla ricostruzione del Paese. L’eredità del raìs fa gola a molti. Anche in Italia. Tra questi, ci sarebbe il Cavaliere. «Più vicina ora l’eredità del socio Berlusconi, dopo la morte di Gheddafi, che insieme all’altro socio Tarak Ben Hammar hanno la partecipazione della Quinta Communications acquistata due anni fa dalla famiglia del raìs», rimarca in proposito il senatore dell’Italia dei Valori e capogruppo del partito in commissione Esteri Stefano Pedica.
                                                                         


                                                                     




Nel 2009 Gheddafi era entrato col suo capitale nella società messa in piedi vent’anni fa da Berlusconi e Ben Hammar per la produzione e distribuzione di film. Due anni fa il coup de théâtre: Gheddafi viene inglobato nella società, da allora non risulta sia cambiato nulla - continua Pedica - anzi l’ultima precisazione è del marzo scorso, quando lo stesso BenHamnmardichiarò: «Il fondo sovrano libico Lybian Investment Authority, attraverso la società Lafi Trade, è presente con il 10% in Quinta Communications S.A, società di diritto francese controllata al 68% dal finanziere franco tunisino Tarak Ben Ammar, dove è presente anche la Fininvest, con una quota del 22% detenuta attraverso la controllata lussemburghese Trefinance». «Abbiamo le carte- insiste Pedica - e spiegheremo perché siamo convinti di essere di fronte ad un palese conflitto di interessi del presidente del Consiglio».

Da (ex) amico a erede. Affari e fondi sovrani. Petrolio e ricostruzione. Armi e infrastrutture. 140 miliardi di dollari: è l’ammontare dei contratti sottoscritti complessivamente con il regime di Gheddafi dalle 130 aziende italiane impegnate in Libia. In ordine sparso, solo per citarne alcune: Eni, Enel, Finmeccanica, Ansaldo, Iveco spa, Augusta-Westland, Alenia Aermacchi, Oto Melara, Intermarine spa, Selex Sistemi Integrati, Mbda Italia. E ancora: Telecome Alitalia, Edison e Grimaldi, Alenia Aermacchi e Martini silos, Gruppo Trevi e Impregilo, Italcementi e Astaldi, queste ultime impegnate nell’opera di infrastrutturazione della Libia, a partire dai 1.700 km della nuova superstrada Rass Ajdir-Imsaad, la cui realizzazione è stata affidata, dagli uomini del Colonnello, a imprese italiane. L’asse degli affari Tripoli-Roma investe anche le Banche, settore sul quale la Libia ha messo gli occhi e anche molti soldi. La Libyan Investments Autorithy - il braccio finanziario di Gheddafi nato con lo scopodi gestire i proventi del petrolio - ha incrementato (2010) la propria partecipazione in Unicredit, facendo così lievitare l’intera compagine libica oltre il 7,5%, visto che la Banca Centrale Libica e la Libyan Arab Foreign Bank sono insieme titolari del 4,98%.Nel 2002 il fondo Lafico ha acquistato il 5,31%della Juventus calcio, corrispondente a circa 6,4 milioni di euro in azioni. Nel 2009 la partecipazione è salita al 7,5 per cento. Il fondo libico possiede azioni di Mediobanca per 500 milioni di dollari, e il26%di Olcese, un’azienda tessile. Nel 2000 il fondo è tornato a investire in Fiat, acquistando il 2% delle azioni della fabbrica automobilistica.

Oggi la Libia possiede una quota di Fiat di poco inferiore al 2%. Dalle banche alle costruzioni. La voce più importante è quella relativa all’Autostrada sulla costa mediterranea libica: il Trattato di amicizia - sottoscritto nell’agosto 2008 da Berlusconi e Gheddafi - prevede che Romaversi a Tripoli 5 miliardi di dollari per la realizzazione dell’opera alla quale partecipano 21 imprese italiane. Sempre nel settore, è da registrare che a Lybian Development Investment Co si è associata con l’Impregilo Lidco, che ha ottenuto contratti per 1 miliardo di euro per la costruzione di tre centri universitari e infrastrutture a Tripoli e Misurata. Venti miliardi di dollari: è quanto ha investito l’Eni in Libia. Negli ultimi 10 anni la società petrolifera italiana ha investito lì 50 miliardi di dollari. Nel2009 Finmeccanica ha sottoscritto un memorandum d’intesa col governo libico per la cooperazione in un vasto numero di progetti in Libia, Medio Oriente e Africa.

L’accordo prevede la creazione di una joint venture di cui faranno parte Finmeccanica e il fondo Lafico. Da gennaio iI fondo Lia detiene il 2,01% di Finmeccanica. La società italiana ha vinto diversi contratti d’appalto in Libia, tra cui uno del valore di 247 milioni di euro per la costruzione di una ferrovia. Nel gennaio 2008 Alenia Aeronautica, altra società del gruppo Finmeccanica, ha siglato con il ministero dell’Interno libico un contratto daoltre31milioni di euro per la fornitura del velivolo da pattugliamento marittimo ATR-42MP Surveyor. La nuova Libia dovrà dotarsi di regole sulla concessione di appalti petroliferi e non deve affidarsi a scelte politiche. Il monito viene dal primo ministro del Cnt, Mahmoud Jibril. «Avviso il nuovo governo che le regole economiche dovrebbero essere la Regola. È molto pericoloso avere contratti politici». Tutti i contratti saranno mantenuti, ripete il ministro Frattini. Ma sono in molti a dubitarne.

Israel Set to Destroy Spanish-Financed Solar Energy Plant in Hebron District

Israel is planning to demolish a local solar energy plant in the Hebron district town of Mneizel. The plant provides the sole electricity to this town, surrounded by Israeli settlements, and was financed by the Spanish government for some EUR 300,000. If Israel carries out its demolition orders, will the Spanish government demand compensation?







The small Palestinian town of Mneizel, some 70 kilometers south of Hebron, enjoyed 2.5 years of late talks, studying and meals at night, television movies and cartoons, the wonders of conserving food in the fridge and the numerous employment possibilities opened to them by electricity. They could have enjoyed all of this before but they live in Area C, fully controlled by Israel in accordance with the Oslo Agreements, and the Israeli authorities denied them this essential service. Now the Israel authorities returned to this small, poor and forgotten town, surrounded by settlements, to deny them this basic right yet again. On 11 October, Israeli officials from the so-called civil administration of the military occupation issued demolitions orders for the local solar energy plant, a small building where batteries are stored, and three neighboring houses of local residents.


“If they demolish the plant and the batteries’ building, the town will lose all connection to electricity. This means no electricity for the houses, but also closing down the clinic, the school and some of the small businesses that opened in the last years”, explained to the AIC Ignacio, a Spanish activist that works with the project. The entire solar energy plant was built on private Palestinian land and its construction, including the batteries and installation in each house, was financed by the Spanish government for nearly EUR 300,000.


According to the Israeli orders, the demolition was supposed to have occurred on Tuesday (18 October), but a lawyer from Rabbis for Human Rights presented a complaint in the Israeli courts and received an injunction to delay it. The Spanish Consulate in Jerusalem and the Spanish company that is administrating the project, Sistemas Energéticos Básicos (SEBAS), are immersed in endless political meetings since issuance of the orders to try and freeze or even reverse the demolition orders.


For the 300 Palestinians who live in the small town of Mneizel, the following days will determine their way of life, their possibilities of having a slightly easier life.  As Ignacio highlights, the town is part of one of the most vulnerable and impoverished Palestinian areas of the West Bank. Just as an example, the residents of Mneizel consume 21 liters of water daily, a miniscule figure compared with the 130 liters consumed each and every day per settler in the same area.


“International humanitarian law clearly states that the occupation forces have to guarantee access to basic services for all the civilian population under occupation”, Ignacio notes. Yet as experience has demonstrated that the Israeli authorities have no interest or will to comply with international law, the Spanish Cooperation, through the Spanish Consulate in Jerusalem, decided to start energy projects in Areas B and C, according to the Oslo denominations. “If we only build in Areas A (under complete control of the Palestinian Authority), we would be supporting ethnic cleansing”, Ignacio added.


Currently SEBAS has another energy project in Atuf, near the city of Jenin in the northern West Bank. It’s in Area B and will be the first town to generate, if it is successful, its own energy. The Spanish company also has two additional projects in Area C, but they are currently in the planning phase.

Another version , why they want Gheddafi died....

Gheddafi mustly be die when was captured, so many years he was in busineess with many countrys and busineesman  , maby  someone was scare if he was captured live and can talk about....what about his investment around the world??where that money gone now??and what about the libya oil he sale before for his country? someone get it free now??

Saturday, October 22, 2011

WHAT THEY DO NOT TELL YOU ON TV ABOUT LIBYA


WHAT THEY DO NOT TELL YOU ON TV ABOUT LIBYA

Menginformasikan Untuk Resist
Sebelum mengatakan apa pun di Libya, Anda HARUS melihat film dokumenter ini. 


Informare Per Resistere..Prima di dire qualsiasi altra cosa sulla Libia, DOVETE visionare questo documentario. E farlo visionare a tutti

 Prima di dire qualsiasi altra cosa sulla Libia, DOVETE visionare questo documentario. E farlo visionare a tutti i vostri contatti.Maledetta Primavera", documentario di Fulvio Grimaldi, giornalista ex BBC, ex Liberazione, scrittore, documentarista, attore, su quella che viene definita come "Primavera Araba".